Modello HAPA
L’educazione alla salute spesso non raggiunge gli scopi desiderati. Molti comportamenti rischiosi si sono rivelati difficili da sradicare, e gli interventi pedagogici spesso si scontrano con uno scarso consenso (ad es. fumare, alimentazione sana).
Per questo è importante decifrare i processi cognitivi che si verificano tra il momento in cui si recepisce il messaggio pedagogico-sanitario e quello in cui si compiono le azioni rilevanti per la salute. La bozza di modello che segue può contribuire al chiarimento del problema di come ottenere, attraverso gli interventi pedagogici, il comportamento auspicato; inoltre mostrerà quali sono i punti deboli che incrementano la probabilità di fallimento in questo processo.
Tutta una serie di modelli cercano di spiegare il comportamento rilevante per la salute, la sua origine e la sua influenzabilità. Un modello che integra i fattori presenti in molti altri modelli è il Modello-HAPA, sviluppato a Berlino da Ralf Schwarzer alla fine degli anni ’80. Si riallaccia concettualmente al modello salutogenetico di Antovsky. Nel modello si parte dall’assunzione che esistono singole fasi da percorrere in un senso positivo, se si vuole che sia adottato e mantenuto il comportamento desiderato (sia tramite la soppressione di un comportamento dannoso, sia tramite l’adozione di un comportamento che promuove la salute).
| Queste fasi sono mostrate nell’illustrazione che segue. Una spiegazione più aproffondita si trova qui. |
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Il Modello HAPA
La costruzione di un’ intenzione (obiettivo) viene influenzata, nella fase di motivazione, dalla percezione dei rischi, dall’aspettativa che abbiamo sui risultati delle nostre azioni e dall’aspettativa sulla nostra stessa efficienza. Si intende per percezione del rischio la valutazione soggettiva di una persona riguardo al grado di gravità delle malattie e riguardo alla propria vulnerabilità. Quando un determinato rischio viene soggettivamente percepito come minaccia, si confrontano le aspettative positive e negative dell’esito delle nostre azioni (cosa devo sacrificare, che cosa guadagno in cambio?). Se in seguito si dovesse arrivare alla costruzione di un’intenzione (obiettivo), devono prevalere le aspetattive positive sul risultato, così come deve essere presente un’aspettativa elevata sulla propria efficienza. Le convinzioni soggettive, personali a proposito della propria efficienza ci permettono di sviluppare comportamenti basati sulle nostre competenze, in particolare in situazioni che contengono elementi nuovi, imprevisti o stressanti (esempio: sono capace, anche contro le resistenze del mio partner, di insistere sull’uso del preservativo). Le aspettative sulla propria efficienza non solo hanno un forte significato nella fase di motivazione, ma sono determinanti anche nella fase volitiva riguardo alla decisione di cambiare o no posizione di fronte a delle resistenze. La conclusione della fase di motivazione è data dall’intenzione di un cambio comportamentale (ad es. non più rapporti senza protezione). La fase volitiva inizia con la pianificazione, l’avvio e il mantenimento del comportamento favorevole alla salute, così come la ripresa da eventuali ricadute. La fase volitiva viene a sua volta divisa in tre fasi: fase di pre-azione (pianificazione e iniziativa), fase di azione (svolgimento delle azioni e mantenimento) e fase post-azione (ripristino o disinteressamento dopo un fallimento). |
Dato che, per l’adozione e il mantenimento di un comportamento rilevante per la salute, è stato attribuito un ruolo molto importante alle aspettative sulla propria efficienza, riportiamo di seguito le condizioni che originano e influenzano tali aspettative, in particolare l’azione di docenti o di altri 'moltiplicatori'.
Un questionario per la classificazione delle generali aspettative sulla propria efficienza, secondo Matthias Jerusalem & Ralf Schwarzer (1981), rivisitato nel 1999, dovrebbe chiarire ulteriormente cosa si intenda per aspettative sulla propria efficienza e come identificarle.
I tipi di risposta sono quattro: |
A fianco di questo strumento per rilevare le aspettative generali sulla propria efficienza, esiste anche uno strumento specifico per rilevare le stesse aspettative negli insegnanti (Ralf Schwarzer & Gerdamarie S. Schmitz, 1999).
Nota: il punto segnato con (–) ha valore negativo nella somma. |
Per lo sviluppo di una graduatoria dell’efficienza personale degli insegnanti sono state identificate, in un primo momento, diverse aree, con richieste di competenza differenti, all’interno del campo professionale degli insegnanti. Si tratta qui soprattutto delle aree (a) prestazione professionale, (b) aggiornamento professionale, (c) interazioni sociali con alunni, genitori e colleghi, (d) Gestione dello stress professionale. Queste quattro aree dovrebbero essere adeguatamente rappresentate in uno strumento di indagine sull’ efficienza personale degli insegnanti.
Le convinzioni della propria efficienza vengono costruite nell’arco della vita sulla base di informazioni provenienti da quattro fonti diverse: (1.) Informazioni derivanti dai successi delle proprie azioni, (2.) Informazioni tratte dal confronto sociale sulle proprie esperienze, (3.) Informazioni provenienti da risposte verbali convincenti da parte di persone importanti, (4.) Informazioni derivanti da condizioni fisiologiche e affettive.
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Queste informazioni riguardanti la propria efficenza vengono integrate continuamente. Nella seguente tabella ci sono diverse possibilità esemplicative di promozione delle aspettative sulla propria efficienza in diversi ambiti. |
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Informazioni sulla propria efficienza
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